STORIA

Come con numerose altre varietà campane, anche con il Piedirosso ci troviamo di tronte a un’uva di antichissima origine. Nel XVI secolo Herrera e Sederini per primi ipotizzano che il loro Palombina Nera essere il discendente diretto della Columbia citata a lungo da Plinio nella sua Naturalis Historia. Sono proprio i numerosi sinonimi dati dagli ampelografi alla Palombina Nera (Palumbo, Palummina, Piede Palombo,Per’ e Palummo, Piede Colombo, Strepparossa) a rintorzare lidea della stretta parentela tra l’antica Columbina e l’attuale Piedirosso, nome usato per la prima volta nel 1909 dal Carlucci. 

Nel corso del XIX secolo le descrizioni fatte da vari ampelografi hanno sempre evidenziato la caratteristica fondamentale che ne ha generato il nome: la colorazione rossa che prendono rachide e pedicello al momento della maturazioneQuesta tinta rossa, che ricorda appunto la zampa dei colombi, ha creato non poca confusione nella classificazione dei vitigni, portando per esempio Gasparrini a identificare il Piedirosso con il Dolcetto piemontese.

DIFFUSIONE 

Il Piedirosso è una varietà quasi esclusivamente campana, raccomandata nelle cinque province della regione dove occupa una superficie totale che, nell’ambito delle uve rosse, è seconda solo all’Aglianico. Fuori dalla Campania è autorizzata soltanto in provincia di Bari. Anche se è il vitigno di riterimento delle Doc della provincia di Benevento Sannio Piedirosso, Taburno Piedirosso e Sant’Agata dei Goti (Rosato, Rosso e Piedirosso) e della Doc salernitana Costa d’Amalfi Rosso, il suo territorio di elezione dove risulta il vitigno più piantato e dove raggiunge le massime espressioni qualitative – rimane la provincia di Napoli.

Resta infatti insostituibile nelle Doc Campi Flegrei, Ischia (Rosso e Per’ ePalummo), Capri, Lacryma Christi del Vesuvio e Penisola Sorrentina Rosso. La sua diffusione in provincia di Caserta e nel Sud della provincia di Salerno resta un fatto secondario. C’è da notare che nell’Avellinese si trovano come varietà minori sia il Piedirosso sia il Piedirosso Avellinese, con il quale è spesso erroneamente identificato ma con cui non ha nulla in comune.

VINO

Le sperimentazioni di Luigi Moio sul Piedirosso in purezza hanno evidenziato, rispetto all’Aglianico (l’altra varietà rossa molto apprezzata in Campania), vini meno concentrati, più morbidi, delicati ed equilibrati, con una minore concentrazione polifenolica, con tannini meno duri e acidità più bassa.

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    Mastro Rosso Campania 2024 “Mastroberardino”

    DESCRIZIONE

    Mastro Rosso Campania 2024 “Mastroberardino”: l’Irpinia è terra di viticoltura autoctona, dove il vitigno Aglianico è largamente diffuso e distinto per le sue prestazioni di notevole livello qualitativo.
    Il Mastro Rosso è il vino base dell’azienda, un vino facile da bere composto da Aglianico e Piedirosso, con modeste quote di altre varietà coltivate in diverse zone dell’Irpinia e del Sannio. Presenta un colore rosso rubino, al naso esprime note fruttate di fragola e di ciliegia seguite da aromi speziati di pepe e di cannella. Al palato è di media struttura, equilibrato, fresco. Di buona persistenza, il retrogusto presenta una piacevole nota di amarena. Nonostante la “semplicità”, questo vino ha una buonissima attitudine all’invecchiamento oltre ad essere versatile in abbinamento.
    Scorri giù per le descrizione completa! 

    INFORMAZIONI TECNICHE 

    Astuccio: Senza Astuccio
    Produttore: Mastroberardino
    Nazione: Italia
    Tipologia: Vino Rosso
    Vitigno: Aglianico e Piedirosso
    Denominazione: Campania Rosso I.G.T.
    Regione: Campania
    Zona di Produzione: Atripalda (AV)
    Annata: 2024

    Il prezzo originale era: 10,9 €.Il prezzo attuale è: 8,5 €. Aggiungi al carrello